COMITATO ORGANIZZATORE PREMIO LETTERARIO POZZALE LUIGI RUSSO
Comune di Empoli
 

Il Premio

Fondato nel 1948 nella frazione di Pozzale, per comune volontà di operai, contadini e intellettuali di ricostruire il tessuto morale, civile e culturale dalle macerie della guerra, il Premio Letterario ha potuto avvalersi negli anni del sostegno e della partecipazione di personalità di primo piano del contesto contemporaneo.

Della giuria hanno fatto parte Luigi Russo a cui, per l'assiduità e l'affetto, è stato successivamente intitolato il Premio, Sibilla Aleramo, Romano Bilenchi, Cesare Luporini, don Ernesto Balducci, Mario Soldati, Cesare Garboli, Adriano Prosperi, contribuendo a determinarne la storia e gli orientamenti.

Le opere in concorso sono selezionate annualmente dalla giuria, secondo un bando.

Il Premio è affiancato da una serie di iniziative collaterali, promosse dal comitato organizzatore.

Per conoscere le iniziative collaterali in tutte le edizioni del Premio: edizioni precedenti.

Il Premio nasce nel 1948 per volontà della sezione del partito Comunista di Pozzale (frazione di Empoli), nell'ambito della festa della stampa comunista.

In questa sezione puoi trovare informazioni dal 1948 ad oggi su:

  • Giuria;
  • Comitato Organizzatore;
  • Manifestazioni Collaterali;
  • Opere e Autori.

Tutti le opere premiate dal 1948 ad oggi.

Gli autori del Premio Pozzale dalla A alla Z.

  • Chi siamo
  • Cosa facciamo
  • Le iniziative collaterali

Comunicati stampa relativi alle varie edizione del Premio Pozzale Luigi Russo.

 

Della giuria hanno fatto parte nelle diverse edizioni, personalità di spicco del panorama della cultura contemporanea. Tra questi ricordiamo Luigi Russo a cui, per l'assiduità e l'affetto, è stato successivamente intitolato il Premio, Sibilla Aleramo, Romano Bilenchi, Cesare Luporini, don Ernesto Balducci, Mario Soldati, Cesare Garboli, Adriano Prosperi.

Per conoscere la giuria in tutte le edizioni del Premio: edizioni precedenti.

Compito della giuria è selezionare le opere da invitare al concorso. Tra queste poi la giuria individuerà quelle che saranno vincitrici, secondo le finalità dello Statuto del Premio e in base ad un bando che viene pubblicato annualmente.

Ogni giurato può indicare fino a tre opere, tra quelle pubblicate dalla primavera dell'anno precedente a quella dell'anno in corso.
L'ammontare del Premio è di € 7.500 che la Giuria può ripartire secondo i criteri ritenuti opportuni, più in linea con la storia, le finalità del Premio caratterizzato fin dalle origini per una forte attenzione all'impegno civile.


Roberto Barzanti


Remo Bodei


Laura Desideri


Giuliano Campioni


Giuseppe Faso


Giacomo Magrini


Cristina Nesi


Biancamaria Scarcia


Matteo Bensi
segretario
 

Vincono DONATELLA DI CESARE, GIORGIO FALCO e ROSELLA POSTORINO

Le opere in concorso segnalate dalla Giuria e dal Comitato erano 22.
A ricevere il premio, uno dei più antichi del panorama culturale italiano, saranno due testi di narrativa contemporanea e uno di saggistica (filosofia).

I VINCITORI

Va ancora a tre autori e alle loro opere il Premio letterario ‘Pozzale Luigi Russo', giunto alla sua 66a edizione.
La prestigiosa giuria, al termine degli incontri decisionali, ha scelto di assegnare il riconoscimento a tre firme della letteratura italiana.

Donatella Di Cesare. Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione, Bollati e Boringhieri 2017.
Giorgio Falco. Ipotesi di una sconfitta, Einaudi 2017.
Rosella Postorino. Le assaggiatrici, Feltrinelli 2018.

LE TRE OPERE e i TRE AUTORI

Donatella Di Cesare, Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione, Bollati e Boringhieri 2017

Nel paesaggio politico contemporaneo, in cui domina ancora lo Stato-nazione, il migrante è il malvenuto, accusato di essere fuori luogo, di occupare il posto altrui. Eppure non esiste alcun diritto sul territorio che possa giustificare la politica sovranista del respingimento. In un'etica che guarda alla giustizia globale, Donatella Di Cesare con limpidezza concettuale e un passo a tratti narrativo riflette sul significato ultimo del migrare, dando prova anche qui di saper andare subito al cuore della questione. Abitare e migrare non si contrappongono, come vorrebbe il senso comune, ancora preda dei vecchi fantasmi dello jus sanguinis e dello jus soli. In ogni migrante si deve invece riconoscere la figura dello «straniero residente», il vero protagonista del libro. Atene, Roma, Gerusalemme sono i modelli di città esaminati, in un affresco superbo, per interrogarsi sul tema decisivo e attuale della cittadinanza. Nella nuova età dei muri, in un mondo costellato da campi di internamento per stranieri, che l'Europa pretende di tenere alle sue porte, Di Cesare sostiene una politica dell'ospitalità, fondata sulla separazione dal luogo in cui si risiede, e propone un nuovo senso del coabitare. (Fonte: http://www.bollatiboringhieri.it)

Donatella Di Cesare è professore ordinario di Filosofia teoretica alla Sapienza Università di Roma e di Ermeneutica filosofica alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

è stata visiting professor e ha tenuto conferenze e lezioni in numerose università in ambito internazionale, tra cui Berlino, Monaco, Kassel, Zurigo, Basilea, Madrid, Barcellona, Nijmegen, Parigi, Gerusalemme, Rio de Janeiro, Chicago, Seattle, Washington, Boston. Fa parte del Comitato scientifico della Internationale Wittgenstein-Gesellschaft. I suoi libri sono tradotti in numerose lingue (inglese, francese, tedesco, spagnolo, danese portoghese, polacco, norvegese croato, cinese). Tra i suoi ultimi libri si annoverano Terrore e modernità (Einaudi 2017), Tortura (Bollati Boringhieri 2016), Heidegger e gli ebrei. I “Quaderni neri” (Bollati Boringhieri 2014). Per i suoi studi sull'Olocausto, a causa di ripetute minacce, dal 2015 viveva sotto scorta, fino a pochi giorni fa, quando tale misura è stata rimossa dal Ministero degli Interni.


Giorgio Falco, Ipotesi di una sconfitta, Einaudi 2017

Da bambino Giorgio Falco amava la divisa da autista degli autobus, che il padre indossava ogni giorno per andare al lavoro, tanto che a Carnevale voleva vestirsi come lui, anziché da Zorro, chissà se per emularlo o demolirlo.Questo romanzo autobiografico non può che cominciare cosí, con la storia del padre: solo raccontando l'epopea novecentesca del lavoro come elevazione sociale, come salvezza, Falco ne può testimoniare il graduale disfacimento, attraverso le proprie innumerevoli esperienze professionali, cominciate durante il liceo per pagarsi una vacanza mai fatta. Operaio stagionale in una fabbrica di spillette che raffigurano cantanti pop, il papa e Gesú, per 5 lire al pezzo. Venditore della scopa di saggina nera jugoslava, mentre in Jugoslavia imperversava la guerra. Aspirante imprenditore di un'agenzia che organizza «eventi deprimenti per le élite». Redattore di finte lettere di risposta ai reclami dei clienti. Una lunga catena di lavori iniziati e persi, che lo conduce alla scelta radicale di mantenersi con le scommesse sportive. è la fine, o solo l'inizio. Perché questa è anche la storia - intima, chirurgica, persino comica - di un lento apprendistato per diventare scrittore. E di come possa vivere un uomo incapace di adattarsi.
«Mi sentivo convalescente, ma non ero deluso dal lavoro. Soffrivo, dall'età di diciassette anni, di una nevrosi politica ed economica, piú che individuale». (Fonte: http://www.einaudi.it)

Giorgio Falco è autore di romanzi e racconti che, sin dal suo esordio, nel 2004 con Pausa caffè (Sironi 2004), continuano a raccogliere un notevole apprezzamento da parte della critica, testimoniato dai numerosi premi ricevuti (Premio Volponi, Premio Mondello, Premio Comisso), per l'acutezza di visione e la precisione del linguaggio che riesce a delineare con esattezza il grigiore, condizione fisica e psichica di sfaldamento dell'individuo nella società del capitalismo postindustriale.

Tra i suoi libri ricordiamo L'ubicazione del bene (Einaudi 2009) Gemella H (Einaudi 2014), Condominio Oltremare (L'orma 2014) nella collana fuoriformato curata da Andrea Cortellessa, Sottofondo italiano (Laterza 2015).


Rosella Postorino, Le assaggiatrici, Feltrinelli 2018

"Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame." Fino a dove è lecito spingersi per sopravvivere? A cosa affidarsi, a chi, se il boccone che ti nutre potrebbe ucciderti, se colui che ha deciso di sacrificarti ti sta nello stesso tempo salvando?
La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. “Da anni avevamo fame e paura,” dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. è l'autunno del '43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un'ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato.
Nell'ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s'intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.
Rosella Postorino non teme di addentrarsi nell'ambiguità delle pulsioni e delle relazioni umane, per chiedersi che cosa significhi essere, e rimanere, umani. Ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf), racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della Storia, forte dei desideri della giovinezza. Come lei, i lettori si trovano in bilico sul crinale della collusione con il Male, della colpa accidentale, protratta per l'istinto – spesso antieroico – di sopravvivere. Di sentirsi, nonostante tutto, ancora vivi. (Fonte: http://www.feltrinellieditore.it)

Rosella Postorino, nata quarant'anni fa a Reggio Calabria, ma vissuta principalmente tra Imperia e Roma, è autrice di romanzi e racconti, oltre che di un saggio di critica letteraria, Malati di intelligenza (nell'antologia Duras mon amour 3, Lindau 2003). In una capsula, è il suo racconto di esordio, confluito nell'antologia Ragazze che dovresti conoscere(Einaudi 2004). Ha pubblicato tra i suoi romanzi La stanza di sopra(Neri Pozza, 2007), L'estate che perdemmo Dio (Einaudi 2009) e Il corpo docile (Einaudi 2013) Il mare in salita (Laterza, 2011) ed inoltre la pièce teatrale Tu (non) sei il tuo lavoro (in Working for Paradise, Bompiani, 2009). Collabora con riviste e case editrici, tra cui «la Repubblica» e «Rolling Stone»

GIURIA POPOLARE

Da domani, lunedì 9 luglio, i cittadini che vorranno far parte della grande novità di questa edizione 2018, ovvero della Giuria Popolare, potranno iscriversi compilando il modulo on line che sarà presente sul sito del Premio Pozzale www.premiopozzale.it.

La Giuria Popolare sceglierà un titolo fra i tre vincitori a cui sarà assegnata la ‘Selezione dei lettori'.

Allo stesso modo i cittadini potranno inviare recensioni sui tre libri vincitori. La data di scadenza per partecipare è il 31 Ottobre. La cerimonia di consegna si terrà poi il 10 novembre.

Accedi alla Giuria Popolare

CIRCOLO DI LETTURA

Sei un lettore appassionato? Vuoi condividere con altri lettori le tue impressioni sui libri che hai letto? Vuoi far parte della Giuria popolare del Premio Letterario Pozzale Luigi Russo e prima di esprimere il tuo giudizio, vuoi confrontare con altri le tue opinioni sui tre libri vincitori dell’edizione 2018?

Per rispondere al tuo desiderio di parlare di libri e letture la ‘Fucini’ e il Comitato del Pozzale hanno organizzato questo Circolo di lettura.

Vuol essere uno spazio di incontro tra lettori dove, sotto la guida di un moderatore, si confrontano le idee e le opinioni su libri selezionati dal Circolo stesso o proposti dal moderatore.
Il Circolo di lettura della Biblioteca comunale e del Premio Letterario Pozzale Luigi Russo è aperto a tutti i cittadini maggiorenni.

Fra i suoi scopi la diffusione e l’approfondimento dei libri vincitori dell’edizione 2018 del Premio, per questo, i primi tre incontri, già in programma nei sabato 22 settembre, 13 ottobre e 27 ottobre, verteranno proprio sulla lettura e discussione delle tre opere vincitrici:

  • Donatella Di Cesare. Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione, Bollati e Boringhieri 2017.
  • Giorgio Falco. Ipotesi di una sconfitta, Einaudi 2017.
  • Rosella Postorino. Le assaggiatrici, Feltrinelli 2018.

Gli incontri si terranno in biblioteca il sabato mattina.

Ricordiamo che la cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 10 novembre.

Partecipare al gruppo di lettura è molto semplice basta contattare la Biblioteca comunale ‘Renato Fucini’ nei seguenti modi:

  • Recandosi in biblioteca – Via dei Neri, 15 – Empoli;
  • telefonando al 0571/757840
  • oppure scrivendo una Email a biblioteca@comune.empoli.fi.it


Opere selezionate nell'Edizione 2018

La ragazza con la leicaHelena Janeczek
La ragazza con la leica
Guanda 2017

Recensione
Padre quotidianoGianni Amelio
Padre quotidiano
Mondadori 2018

Recensione
Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink FloydAlberto Mario Banti
Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd
Laterza 2017

Recensione
E tu splendiGiuseppe Catozzella
E tu splendi
Feltrinelli 2018

Recensione
La galassia dei dementiErmanno Cavazzoni
La galassia dei dementi
La Nave di Teseo 2018

Recensione
Sessantotto sequestratoGuido Crainz
Sessantotto sequestrato
Donzelli 2018

Recensione
Stranieri residenti. Una filosofia della migrazioneDonatella Di Cesare
Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione
Bollati e Boringhieri 2017

Recensione
In terra d'Africa. Gli italiani che colonizzarono l'imperoEmanuele Ertola
In terra d'Africa. Gli italiani che colonizzarono l'impero
Laterza 2017

Recensione
Ipotesi di una sconfittaGiorgio Falco
Ipotesi di una sconfitta
Einaudi 2017

Recensione
Creazione e anarchia. L'opera nell'età della religione capitalistaGiorgio Agamben
Creazione e anarchia. L'opera nell'età della religione capitalista
Neri Pozza 2017

Recensione
25 aprile 1945Carlo Greppi
25 aprile 1945
Laterza 2018

Recensione
Il Senso della PossibilitàSalvatore Veca
Il Senso della Possibilità
Feltrinelli 2018

Recensione
La macchina imperfetta. Immagine e realtà dello Stato fascistaGuido Melis
La macchina imperfetta. Immagine e realtà dello Stato fascista
Il Mulino, 2018

Recensione
La corsara. Ritratto di Natalia GinzburgSandra Petrignani
La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg
Neri Pozza 2018

Recensione
Onora il padreAnnamaria Piccione
Onora il padre
Feltrinelli 2018

Recensione
Salvarsi. Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945.Liliana Picciotto
Salvarsi. Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945.
Einaudi 2017

Recensione
Le assaggiatriciRosella Postorino
Le assaggiatrici
Feltrinelli 2018

Recensione
Ho 16 anni e sono fascista. Indagine sui ragazzi e l'estrema destra,Christian Raimo
Ho 16 anni e sono fascista. Indagine sui ragazzi e l'estrema destra,
Piemme, 2018

Recensione
La lettera sovversiva. Da Don Milani a De Mauro, il potere delle paroleVanessa Roghi
La lettera sovversiva. Da Don Milani a De Mauro, il potere delle parole
Laterza 2017

Recensione
Figlie del padre. Passione e autorità nella letteratura occidentaleMaria Serena Sapegno
Figlie del padre. Passione e autorità nella letteratura occidentale
Feltrinelli 2018

Recensione
La letteratura circostante. Narrativa e poesia nell'Italia contemporanea,Gianluigi Simonetti
La letteratura circostante. Narrativa e poesia nell'Italia contemporanea,
Il Mulino 2018

Recensione
Una fratellanza inquieta. Donne e uomini di oggiNadia Fusini
Una fratellanza inquieta. Donne e uomini di oggi
Donzelli, 2018

Recensione

Vincono MARIO CACIAGLI, MICHELE COMETA E MICHELE MARI

Va ancora a tre autori e alle loro opere il Premio letterario ‘Pozzale Luigi Russo', giunto alla sua 65a edizione.
La prestigiosa giuria, al termine degli incontri decisionali, ha scelto di assegnare il riconoscimento a tre firme della letteratura italiana.

I VINCITORI

A ricevere il premio, uno dei più antichi del panorama culturale italiano, saranno:
Mario Caciagli, Addio alla provincia rossa. Origini, apogeo e declino di una cultura politica, Carocci, 2017
Michele Cometa, Perché le storie ci aiutano a vivere. La letteratura necessaria, Cortina, 2017
Michele Mari, Leggenda privata, Einaudi 2017

LA CONSEGNA

La cerimonia di consegna sarà accompagnata da un ampio dibattito con gli autori. è in programma nel ‘cuore' del luglio empolese, in uno dei giovedì di apertura dei negozi. Appuntamento dunque giovedì 13 luglio, alle 21.30, nel Chiostro degli Agostiniani, con la conduzione e regia di Renzo Boldrini, di Giallo Mare Minimal Teatro.

LA GIURIA

La giuria del premio vede al suo interno nomi prestigiosi del panorama culturale italiano: è presieduta da Adriano Prosperi, segretario è Matteo Bensi, poi troviamo Carla Bagnoli, Roberto Barzanti, Remo Bodei, Giuliano Campioni, Laura Desideri, Giuseppe Faso, Giacomo Magrini, Cristina Nesi, Alessandra Sarchi, Biancamaria Scarcia, Benedetta Tobagi. Al termine dei lavori finalizzati a selezionare le più significative pubblicazioni uscite nell'anno, dalla primavera 2016 alla primavera 2017, i giurati hanno reso note le opere designate a ricevere il Premio

LE MOTIVAZIONI DELLA GIURIA

Motivazione del premio Pozzale a Mario Caciagli

Il premio Pozzale - Luigi Russo 2017 per la migliore opera di saggistica sociopolitica viene assegnato all'opera "Addio alla provincia rossa" di Mario Caciagli con le seguenti motivazioni:
Il suggestivo titolo del libro di Mario Caciagli dichiara apertamente i sentimenti con cui l'autore ha vissuto le scoperte realizzate lungo una severa e diuturna ricerca di cui questo libro rappresenta il coronamento: una ricerca tesa a indagare - come dice il sottotitolo - "Origini, apogeo e declino di una cultura politica". Siamo davanti alla ricostruzione - con rigoroso metodo di rilevazioni e analisi sociologiche ma anche con passione e partecipazione di chi è stato parte in causa - di una vicenda che, pur chiusa entro confini geografici ristretti e ben delimitati, riveste un'importanza e un valore di conoscenza ben più ampi estendendosi per certi aspetti alla complessiva mutazione storica e ideologica della popolazione italiana nel corso del secondo dopoguerra."Provincia rossa" poté ben apparire per decenni l'area del Medio Valdarno inferiore che ha per capitale economica Santa Croce sull'Arno: la Liberazione antifascista e l'avvio della Repubblica fondata sul lavoro trovarono qui una popolazione in prevalenza contadina e mezzadrile che investì nella lotta politica fervide e ribollenti attese di palingenesi sociale. Quella indagata da Mario Caciagli è la vicenda collettiva di quella cultura politica "rossa", cioè comunista che vi fu praticamente senza rivali nell'immediato secondo dopoguerra. Ma l'apertura delle prospettive di lavoro nell'industria conciaria in rapida espansione , trasformando i mezzadri prima in operai e subito dopo in padroncini o "conto-terzisti", ha progressivamente modificato aspirazioni e prospettive di vita sostituendo all'emancipazione sognata la dura realtà della riproduzione di una vita materiale dominata dalla spirale lavoro - consumi . Più lenta a mutare colore e a perdere di vigore è stata la fedeltà al partito e al sogno che quel partito incarnava. Ma, nonostante il perdurante attaccamento agli ideali della giovinezza e all'eredità immateriale dei padri, il rapporto tra essere sociale e coscienza ha una volta di più funzionato secondo la legge fissata da Marx.
Seguendo in queste pagine l'evoluzione del modo di operare e di pensare di un ben delimitato gruppo umano e di un contesto sociale viene in mente la frase di un leader di quel dopoguerra: "Le idee camminano con le gambe degli uomini". Il libro di Mario Caciagli mostra come dall'analisi ravvicinata dell'evoluzione sociale e politica di un piccolo spicchio di società nel corso di un lungo cinquantennio si possa ricavare un modello degno di attenta riflessione per chi voglia capire la generale crisi politica e ideale dell'Italia del nostro tempo.

Motivazione del premio Pozzale a Michele Cometa

Per comprendere se e quanto le storie ci aiutino a vivere e perché la letteratura sia necessaria, Michele Cometa si avventura nei mobili territori di frontiera tra le scienze della cultura e quelle della vita. In Italia non manca una simile tradizione sul versante dei produttori di letteratura: si può risalire da Calvino e Primo Levi fino a Leopardi, capace di interrogare mutamenti misurati su ere geologiche, o, ancora più indietro, all'antropologia materialistica di Machiavelli. Ma ciò non è bastato, fino a pochi anni fa, a spingere la ricerca accademica oltre le secche del discorso sulle due culture e a risalire dallo schema “poesia-non poesia” a un'interrogazione radicale sui comportamenti estetici, fermandosi al di qua del riconoscimento dell'utilità della letteratura e della narrativa nella storia dell'umanità, del suo stesso formarsi, di alcuni snodi cruciali nel percorso di arricchimento cognitivo dell'animale-uomo.
Nel lungo percorso evolutivo di Homo sapiens il fatto di raccontare storie, ascoltarle, immaginarle ha offerto vantaggi in termini di adattamento e di sopravvivenza. La teoria della letteratura avrà perciò da guadagnare se si confronterà con la teoria dell'evoluzione, le scienze cognitive e le neuroscienze, che negli ultimi trent'anni hanno discusso, soprattutto fuori d'Italia, alcuni nodi, ripercorsi da Michele Cometa in quattro densi e informatissimi capitoli.
L'archeologia cognitiva, che ha studiato gli utensili, a partire dalle pietre scheggiate, come incorporazioni del pensiero ed estensione del Sé, mostra che non c'è un'opposizione tra mente e corpo, e l'intenzionalità dell'uomo non precede l'agire; lungi dal risultare una pura esecuzione, la produzione di oggetti litici costituisce la mente e la coscienza, già molto prima dell'invenzione del linguaggio, accelerando lo sviluppo cognitivo e la costruzione del Sé in Homo sapiens.
Il rapporto tra costruzione di utensili e facoltà linguistiche e narrative è certo, anche se ricca e articolata è la discussione sulle implicazioni cognitive di tali attività, ripercorsa con attenzione e puntiglio da Cometa; ma già ora si può affermare che la letteratura è un tale deposito di documentazioni sui comportamenti dell'Homo sapiens da potere ambire a un rapporto di reciprocità con le scienze della natura per la comprensione del percorso cognitivo dell'uomo. Nel capitolo sulle “poetiche della mente”, Cometa si sofferma su tre questioni cruciali dibattute dal cognitivismo letterario: il blending, ovvero la capacità di connettere diverse aree neurali, mettendo a contatto concetti appartenenti ad ambiti logici diversi; il mind reading, grazie a cui si interpretano le intenzioni e i pensieri degli altri; e l'empatia, il cui studio è stato di recente rinnovato dalla scoperta dei neuroni specchio, e che permette di provare emozioni e affetti altrui – e, di fronte a una narrazione, dei personaggi: anche se nell'esperienza letteraria è fondamentale il bilanciamento dell'empatia con una distanza, che permette di sperimentare emozioni senza correre rischi eccessivi: il che richiede uno sforzo cognitivo particolare, ma permette alla narrativa di rinforzare ciò che la vita ci insegna. Infine, tra le funzioni della narrazione, nel quarto e ultimo capitolo di questo libro informatissimo e ben costruito si insiste sulla sua capacità di contenimento dell'ansia. L'uomo è una creatura fragile, carente, che per compensare alcuni deficit ha dovuto produrre protesi di carattere culturale; ma tale processo evolutivo biologico-culturale, rendendolo sempre più consapevole dell'incertezza dell'ambiente e della sua finitudine, lo ha esposto ad altre vulnerabilità; in particolare all'ansia, che può essere sospesa dal piacere di raccontare e ascoltare storie. Da tempo per spiegare questa funzione della letteratura si era fatto ricorso alla nozione di compensazione, magari declinata in chiave teologica. Cometa la ripropone secondo un modello evoluzionistico, sviluppandone implicazioni che conducono al nesso tra narrazione e terapia. Dall'ansia che contraddistingue esistenzialmente, antropologicamente e biologicamente l'uomo non si esce, ma il narrare e l'esperienza estetica permettono forme di compensazione dei nostri deficit fisio-psichici e di esonero dal peso insostenibile della realtà: come scriveva pochi anni fa un medico che è tra i più grandi narratori degli ultimi decenni, Oliver Sacks, di cui Cometa riporta un brano emozionante, che molto assomiglia ad alcune righe vertiginose di Niccolò Machiavelli sulla capacità mostrata dalla lettura degli “antiqui uomini” di rendere irrilevanti l'angoscia e la frustrazione derivanti da una concezione realistica e disincantata del mondo: “e non sento per quattro ore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte”.-

Motivazione del premio Pozzale a Michele Mari

Il premio Pozzale per la migliore opera di narrativa viene assegnato al libro di Michele Mari, Leggenda privata, con le seguenti motivazioni.
Leggenda privata è il titolo ossimorico che con notomica precisione segnala al lettore il genere speciale di questo libro, all'incrocio tra memoria personale e trasfigurazione fantastica.
I lettori di Mari trovano o ritrovano in Leggenda privata molti dei motivi che innervano gran parte della sua opera: l'infanzia sanguinosa trasfigurata in romanzo gotico d'avventura e di formazione, i fantasmi erotici, lo humour acuminato e insieme pietoso su su se stesso e sugli altri. Vi trovano soprattutto la conferma di una potenza narrativa capace di restituire a noi lettori-mostri, assetati di carne e di sangue, l'orrore, sarebbe a dire la realtà, di una vicenda soggettiva e privata che per il miracolo della letteratura si innalza a mythos, a racconto esemplare. Nell'infanzia di Michelino, nella dolorosa maturazione del ragazzo Michele, nel lessico famigliare verbale e figurativo – i disegni, le fotografie – che egli tesse con i coprotagonisti della sua biografia, la madre e il padre, ognuno di noi può leggere se stesso e rabbrividire nel rispecchiamento come di fronte a una verità per troppo tempo ignorata.
Michele Mari è solito citare una frase di Borges che oggi vogliamo riferire a lui: ogni grande scrittore si crea da sé i propri predecessori. Con questo libro – e con tutta la sua opera – Mari reclama per sé non una ma molte tradizioni letterarie: i grandi narratori dell'infanzia e dei suoi abissi di orrore e meraviglia – Dickens, Stevenson – la follia razionale di Borges; ma soprattutto, come Manganelli, Celine, Gadda, Michele Mari ha affrontato sulla pagina la lotta con l'ossessione, trovandovi la cifra di una vera grandezza stilistica e narrativa.

LE FOTO DELLA SERATA 2017

Le foto della premiazione

LE TRE OPERE e i TRE AUTORI

Mario Caciagli , Addio alla provincia rossa. Origini, apogeo e declino di una cultura politica, Carocci,2017

Delle due grandi subculture politiche territoriali del sistema italiano la “bianca” scomparve con la dc, mentre la “rossa” ha avuto una lunga agonia. Questo libro è frutto di ricerche pluriennali su una delle zone più rosse della Toscana rossa, il Medio Valdarno Inferiore. Facendo ricorso a una molteplicità di strumenti di indagine, in particolare a quattro serie di interviste in profondità condotte fra il 1984 e il 2006, sono state ricostruite le origini della subcultura alla fine dell'Ottocento, le sue componenti distintive (strutture, luoghi della memoria, miti, riti, valori) fino agli anni Ottanta del Novecento e, infine, la sua crisi e la sua dissoluzione nel nuovo secolo.

Mario Caciagli è professore emerito di scienza politica dell'Università di Firenze. Ha insegnato anche nelle Università di Padova e di Catania ed è stato professore ospite in vari atenei europei.

Michele Cometa, Perché le storie ci aiutano a vivere. La letteratura necessaria, Cortina, 2017 Non sappiamo perché e come l'Homo sapiens abbia sviluppato la capacità di costruire storie. Possiamo però ipotizzare come presumibilmente siano andate le cose. Cioè come un ominide abbia sviluppato la facoltà di narrare storie e come queste lo abbiano avvantaggiato tra tutte le specie. Si tratta dunque di studiare la narrazione, la fiction e la letteratura nel contesto della teoria dell'evoluzione e delle scienze cognitive, prendendo le mosse dalle recenti acquisizioni dell'archeologia cognitiva che mettono in relazione la produzione di utensili e lo sviluppo di capacità narrative. Si comprende così che la narrazione ha un ruolo decisivo nella costituzione del Sé e delle sue protesi esterne, come da tempo sostengono i teorici della mente estesa e della cognizione incarnata. Questo studio si inserisce nel quadro più ampio di una teoria biopoetica della narrazione e di un'antropologia filosofica che non trascura il bios rispetto allo spirito. Per questo, categorie fondamentali come la compensazione e l'esonero possono essere rilette in chiave evoluzionistica e fornire alcune spiegazioni del comportamento narrativo dell'Homo sapiens: il riequilibrio dei suoi deficit funzionali ed esistenziali e il contenimento dell'ansia.

Michele Cometa insegna Storia comparata delle culture e Cultura visuale nell'Università degli Studi di Palermo.

Michele Mari, Leggenda privata, Einaudi 2017

«Se la madre non lo difendeva, si formava talvolta nella mente del figlio la delirante intenzione di difenderla lui, come si evince da una fotografia scattata dal padre: autentico scudo umano, il figlio si frappone con uno sguardo che dice: "Dovrai passare sul mio cadavere"». L'Accademia dei Ciechi ha deliberato: Michele Mari deve scrivere la sua autobiografia. O, come gli ha intimato Quello che Gorgoglia, «isshgioman'zo con cui ti chonshgedi». Se hai avuto un padre il cui carattere si colloca all'intersezione di Mosè con John Huston, e una madre costretta a darti il bacino della buonanotte di nascosto, allora l'infanzia che hai vissuto non poteva definirsi altro che «sanguinosa». Poi arriva l'adolescenza, e fra un viscido bollito e un Mottarello, in trattoria, avviene l'incontro fatale: una cameriera volgarotta e senza nome che accende le fantasie erotiche del futuro autore delle Cento poesie d'amore a Ladyhawke... Ma è davvero una ragazza o un golem manovrato da qualche Entità? Assieme a lei, in una «leggenda privata» documentata da straordinarie fotografie, la famiglia dell'autore e il suo originalissimo lessico. E poi la scuola, la cultura a Milano negli anni Sessanta e Settanta, e alcune illustri comparse come Dino Buzzati, Walter Bonatti, Eugenio Montale, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Chiamando a raccolta tutti i suoi fantasmi e tutte le sue ossessioni (fra cui un numero non indifferente di ultracorpi), Michele Mari passa al microscopio i tasselli di un'intera esistenza: la sua. Un romanzo di formazione giocoso e serissimo che è anche un atto di coerenza verso le ragioni piú esose della letteratura.

Michele Mari insegna Letteratura italiana all'Università Statale di Milano.

Caffè Letterario. Aspettando il Pozzale

A cura del Comitato organizzatore del Premio Pozzale e della biblioteca comunale.

Giovedì 15 giugno, ore 17.30 - Muve. Museo del Vetro di Empoli, via Ridolfi, 70

Presentazione dell'ultimo libro di ALESSANDRA SARCHI, La notte ha la mia voce (Einaudi 2017) Intervista a cura di LAURA BECONCINI

Al termine sarà offerto un aperitivo dall'Associazione Noi da Grandi

La perdita dell'uso delle gambe diventa, per la giovane donna protagonista del racconto, l'inizio traumatico di una nuova vita in cui misurarsi quotidianamente, ora per ora, con i limiti della propria condizione fisica e con quelli dettati dal mondo dei sani. L'esperienza della trasformazione del corpo si rivela luogo privilegiato per l'ascolto del rapporto intimo con sé e con l'altro, metafora di ogni perdita che apre ferite impossibili da rimarginare, ma che pure introduce in un orizzonte inatteso, di pulsioni e di rivelazioni. Ed è l'incontro con la Donnagatto a materializzare la tensione ambivalente tra vita reale e immaginazione, attraverso i segni di una sofferenza illuminata da una spavalda consapevolezza, che osa lasciare spazio al desiderio. Una scrittura nitida e precisa definisce stati d'animo autenticamente creativi e inesplorati con acume e sensibilità visiva, posando lo sguardo verso una dimensione più autenticamente umana e ricca di bellezza.
Alessandra Sarchi (Reggio Emilia, 1971) è scrittrice e storica dell'arte, membro della giuria del Premio Letterario Pozzale Luigi Russo dal 2014; autrice di racconti e di romanzi che hanno ricevuto l'apprezzamento del pubblico e della critica, tra cui Violazione, Einaudi 2012 (Premio Volponi); L'amore normale, Einaudi 2014 (Premio Internazionale Scrivere per Amore). La notte ha la mia voce ha ricevuto il Premio Mondello 2017

Opere selezionate nell'Edizione 2017

Orfani bianchiAntonio Manzini
Orfani bianchi
Chiarelettere 2016

Recensione
L'ascolto gentile: casi cliniciEugenio Borgna
L'ascolto gentile: casi clinici
Einaudi 2017

Recensione
Non  volevo morire così. Santo Stefano e Ventotene. Storie di ergastolo e di confino.Pier Vittorio Buffa
Non volevo morire così. Santo Stefano e Ventotene. Storie di ergastolo e di confino.
Nutrimenti 2017

Recensione
Addio alla provincia rossa. Origini, apogeo e declino di una cultura politicaMario Caciagli
Addio alla provincia rossa. Origini, apogeo e declino di una cultura politica
Carocci 2017

Recensione
Parole scritte e parlate, Società di Mutuo soccorsoBruno Cartosio
Parole scritte e parlate, Società di Mutuo soccorso
Ernesto De Martino 2016

Recensione
Il tramonto dell’onestadePaolo Cherchi
Il tramonto dell’onestade
Edizioni di storia e letteratura 2016

Recensione
Piercamillo Davigo, La tua giustizia non è la mia. Dialogo fra due magistrati in perenne disaccordoGherardo Colombo
Piercamillo Davigo, La tua giustizia non è la mia. Dialogo fra due magistrati in perenne disaccordo
Longanesi 2016

Recensione
Perché le storie ci aiutano a vivere. La letteratura necessaria,Michele Cometa
Perché le storie ci aiutano a vivere. La letteratura necessaria,
Raffaeillo Cortina 2017

Recensione
La città interiore, MilanoMauro Covacich
La città interiore, Milano
La nave di Teseo, 2017

Recensione
Sdoppiamento Una prospettiva nuova per l’EuropaSergio Fabbrini
Sdoppiamento Una prospettiva nuova per l’Europa
Laterza

Recensione
Pannella. La vita e l'ereditàDiego Galli
Pannella. La vita e l'eredità
Castelvecchi, 2016

Recensione
Io e Mr ParkyAndrea Bonomi
Io e Mr Parky
Bompiani 2016

Recensione
Rifugi e ritorni. Storie del mio viaggio tra rifugiati, filantropi e assassiniFilippo Grandi
Rifugi e ritorni. Storie del mio viaggio tra rifugiati, filantropi e assassini
Mondadori, 2017

Recensione
L’ospite più attesoSilvia Vegetti Finzi
L’ospite più atteso
Einaudi 2017

Recensione
La nostalgia degli altriFederica Manzon
La nostalgia degli altri
Feltrinelli 2017

Recensione
Leggenda privataMichele Mari
Leggenda privata
Einaudi 2017

Recensione
Qualcosa sui LehmanStefano Massini
Qualcosa sui Lehman
Mondadori 2016

Recensione
La ragazza selvaggiaLaura Pugno
La ragazza selvaggia
Marsilio 2016

Recensione
Sinistra e popolo. Il conflitto politico nell’era dei populismiLuca Ricolfi
Sinistra e popolo. Il conflitto politico nell’era dei populismi
Longanesi 2017

Recensione
Lelio Bonaccorso, L'immigrazione spiegata ai bambini. Il viaggio di AmalMarco Rizzo
Lelio Bonaccorso, L'immigrazione spiegata ai bambini. Il viaggio di Amal
Becco Giallo 2016

Recensione
La regola dei pesciGiorgio Scianna
La regola dei pesci
Einaudi 2017

Recensione
Nessuno può fermarmiCaterina Soffici
Nessuno può fermarmi
Feltrinelli 2017

Recensione
Il paesaggio fragileAntonella Tarpino
Il paesaggio fragile
Einaudi 2016

Recensione
Il Giardino dei Musi EterniBruno Tognolini
Il Giardino dei Musi Eterni
Salani 2017

Recensione
Absolutely NothingGiorgio Vasta, Ramak Fazel
Absolutely Nothing
Quodlibet 2016

Recensione
La questione della bellezza. Dialettica e storia di un’idea filosofica,Gianluca Garelli
La questione della bellezza. Dialettica e storia di un’idea filosofica,
Einaudi 2016

Recensione
 

  • Dalle origini al 1961

    Il Premio letterario del Pozzale nacque in una sera d'estate del 1948 nel corso di una riunione di operai e contadini. L'intento era di dare vita ad una manifestazione culturale di coronamento alla tradizionale festa della stampa democratica, manifestazione che segnasse un punto d'incontro fra intellettuali e semplici lavoratori, che fosse dedicata alla vita e alle lotte del lavoro.
    Sergio Gensini

    Dalla sua fondazione fino al 1956 il Premio era riservato ai racconti inediti, pubblicati poi nel volume L'Italia l'è malada: racconti del Premio Pozzale, 1948 – 1955, prefazione di Adriano Seroni, Milano ; Roma : Edizioni Avanti!, 1955.

    Dal 1957 vengono premiate opere prime di saggistica, di narrativa, di poesia.

    Nel 1952 Luigi Russo è chiamato a far parte della giuria e dopo la sua morte, avvenuta nel 1961, il Premio per l'affetto e la partecipazione che il critico aveva dimostrato verso il Premio e la sua gente, viene intitolato a lui divenendo Premio letterario Pozzale Luigi Russo.

  • 1961-1969

    Nel 1961 il Premio viene trasferito nel capoluogo e il Comune ne assume l'egida ascrivendone l'attività al bilancio dell'ente. Interrotto dal 1969 al 1971, nel clima di contestazione che non risparmiava concorsi e Premi letterari, fu riattivato, nel 1972.

  • 1972-1991

    Al 1991 risale l'attuale Statuto che:
    “si propone di promuovere e favorire la ricerca culturale, il libero confronto delle idee, la circolazione e la diffusione della cultura. Nel pieno riconoscimento della pluralità delle espressioni culturali, sociali e istituzionali e nel rispetto dello spirito popolare che è stato alla base della nascita del Premio (e per il quale hanno profuso le migliori energie i suoi promotori e la popolazione tutta di Pozzale), esso premia ogni anno uno o più libri che affrontino, in una delle sue molteplici e infinite forme, la questione della diversità e che richiamino il senso comune al rispetto della complessità dei fenomeni culturali, dei linguaggi, dei comportamenti. La salvaguardia dell'ambiente, la costruzione di una cultura di pace, la comprensione, la difesa, l'estensione dei diritti umani elementari, l'apertura alle differenze e alle marginalità, sono temi attraverso i quali si rinnova, senza snaturarsi, l'istanza originaria di democrazia e di pace del Premio.”

  • Dal 1992

    Contraddistinto per la costante indifferenza alle mode ed alle logiche dell'industria editoriale, il Premio letterario Pozzale Luigi Russo si caratterizza da un lato per una accurata selezione di opere chiamate a concorrere da una prestigiosa giuria di studiosi, dall'altro per la spiccata propensione all'impegno civile, per l'attenzione alle “diversità” dei punti di vista e delle loro espressioni linguistiche e culturali.

  • LA
    NOSTRA
    STORIA !