Recensione del libro: Lo scambio. Come Gramsci non fu liberato Premio Letterario Pozzale Luigi Russo

Giorgio Fabre
Lo scambio. Come Gramsci non fu liberato Sellerio, 2015



I lunghi anni che Gramsci passò in carcere furono segnati da molteplici tentativi di trattativa per la sua liberazione, com'è noto tutti egualmente falliti.
I fronti che si aprirono, a volte anche sovrapponendosi e intersecandosi, furono diversi: si svilupparono azione diplomatiche più o meno segrete fra Vaticano e Unione Sovietica, ma si mossero anche alcuni compagni di partito del politico sardo, il Comintern, i familiari e vari ambasciatori russi, alcune azioni furono intraprese o suggerite da Gramsci stesso, senza però che il risultato cambiasse.
Fabre analizza e ricostruisce con estrema accuratezza, facendo ricorso alla documentazione pervenutaci, inclusa tutta la corrispondenza e documenti che solo negli ultimi anni sono stati desecretati dagli archivi dell'ex Urss, le evoluzioni delle trattative diplomatiche, andando a ricercare le cause del loro fallimento. Se in alcuni casi fu il detenuto stesso a suggerire strategie sbagliate e a compiere degli errori di valutazione (uno dei più clamorosi è senz'altro l'iniziale convinzione di una supposta benevolenza da parte di Mussolini nei suoi confronti), appare dubbio nella ricostruzione di Fabre, che alcuni errori dei suoi compagni di partito possano essere stati involontari. Risulta invece piuttosto evidente che”furono davvero troppi gli “incidenti” intorno alla liberazione di Gramsci, per essere stati tutti casuali” e che “gli atti di ostilità da parte del suo partito che aveva affrontato lungo gli anni erano stati parecchi”.
Il saggio descrive inoltre il quadro delle relazioni diplomatiche nazionali e internazionali tra i soggetti in campo, in cui le trattative per la scarcerazione del politico sardo andavano a collocarsi: appare chiaro che almeno in alcuni casi Gramsci fu “sacrificato” sull'altare di questioni di ordine ben più elevato, una fra tutte quella del rapporto tra religione e stato in Unione Sovietica, che in quegli anni andava evolvendosi rapidamente. (recensione a cura del Comitato Organizzatore)



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